La cessione d’ azienda: quando si fa?

by Leo Trevisan on

Il procedimento di cessione d’azienda è uno dei metodi più comuni per vendere la propria impresa o una parte di essa a terzi. Proprio come si vende o affitta una cosa, è possibile fare la medesima cosa anche con l’azienda o un ramo di essa. Di seguito troverete una semplice spiegazione di quando e come si effettua la cessione d’azienda seconda i termini previsti dall’attuale legislazione.

Con cessione di azienda si intende un vero e proprio trasferimento della suddetta da un proprietario all’altro. Questo trasferimento può essere completo (compra vendita effettiva) oppure in affitto (il titolare affitta tutta l’azienda o una sua parte a terzi poichè provvedano alla gestione).

Qualunque sia il caso specifico in esame, i soggetti coinvolti sono comunque tenuti a rispettare le normative vigenti in merito alla cessione d’azienda che riassumeremo nei successivi punti:

  • L’acquirente subentrerà al proprietario nei contratti (ad esempio quelli stipulati con i fornitori);
  • L’acquirente diventerà creditore al posto del proprietario dal momento dell’iscrizione al registro delle imprese e non sarà tenuto a comunicarlo ai debitori;
  • Il precedente proprietario non è liberato dai debiti accumulati durante il suo periodo di gestione dell’azienda con la cessione;
  • Qualora l’azienda fosse soggetta ad un contratto di locazione, il proprietario può cederlo all’acquirente anche senza il consenso del locatore che però deve essere avvisato del trasferimento tramite raccomandata;
  • I dipendenti, durante il trasferimento, sono tutelati dall’articolo 2112 del codice civile che prevede la continuazione del rapporto di lavoro e la conservazione di tutti i diritti che ne derivano;

La cessione d’azienda si può attuare in qualunque momento in cui il proprietario lo ritenga necessario per garantire la continuazione ottimale della produzione. Esso sceglie di affidare a terzi la gestione di ciò che ha costruito per il bene dell’azienda stessa e dei dipendenti che vi lavorano.

La ricostruzione unghie: imparala con un corso

by Leo Trevisan on

La ricostruzione unghie può sembrare un argomento un po’ fuori luogo per le tematiche che tradizionalmente trattiamo sul nostro blog. In verità oggi voglia rivolgerci a tutte quelle persone, in particolare alle ragazze, che vorrebbero operare nel settore estetico come nail artists o esperte di ricostruzione unghie. Sapevate che per poter esercitare legalmente suddette professioni è necessario disporre di un attestato denominato “qualifica professionale onicotecnica” ?

Lo scopo di questo articolo è proprio quello di suggerire alle giovani aspiranti lavoratrici di questo settore, come è possibile ottenere suddetta qualifica e vedersi quindi riconosciute le proprie capacità su tutto il territorio nazionale. Per fare ciò ci avvarremo dell’aiuto di RomEur Academy, il più famoso ente di formazione professionale del Lazio che molto gentilmente ha deciso di aiutarci.

Questa qualifica serve a garantire ai vostri futuri clienti la vostra competenza, oltre che a darvi l’opportunità di aprire un’ attività in proprio. Acquisirla è quindi di fondamentale importanza per la prosecuzio della vostra carriera in questo settore.

Il modo più rapido per ottenerla è quello di sostenere un corso per la ricostruzione unghie, come quelli organizzati da RomEur Academy appunto. Qui vi saranno insegnate tutte le tecniche più diffuse, utili per integrare le vostre eventuali conoscenze o per darvene di nuove. In più un ente serio focalizzerà la vostra formazione sulla pratica, lavorare a diretto contatto con modelle, fotografi ed altri esperti di estetica è il metodo migliore per apprendere.

Ma la parte veramente importante è l’esame finale. Sostenuto da una commissione di esperti, esso avrà una reale valenza legale, come l’attestato di qualifica che vi verrà rilasciato in caso di superamento. Questi sono dunque gli step importanti che un’ aspirante esperta di ricostruzione unghie deve effettuare per ottenere dei risultati professionali concreti.

Capita spesso che durante le cause di separazione o divorzio, molti di coloro che sono incaricati del mantenimento dei figli (principalmente i padri), trovino scappatoie per non versare il corrispettivo stabilità dal giudice. In particolare viene spesso dichiarato di essere disoccupati o di non avere una casa, ma una recente sentenza del tribunale di Udine ha messo in chiaro la situazione.

Il padre che si affida a suddette scuse per non adempiere ai propri doveri, non è più giustificato se non nel caso in cui riesca a presentare una documentazione esaustiva che sostenga ed esplichi al meglio la sua situazione economica e che l’ impossibilità lavorativa non dipendente dalla propria volontà.

Nel caso esaminato infatti il padre, recidivo nei pagamenti dall’ inizio della separazione adducendo come scusa la disoccupazione, è stato invece condannato dai giudici per violazione degli obblighi di assistenza familiare non avendo fornito la documentazione necessaria ad evidenziare suddetta impossibilità. Questa sentenza è un passo avanti nella risoluzione di situazioni ormai all’ordine del giorno in cui i mariti cercano sempre scuse per evitare i propri obblighi verso i figli.

La giurisprudenza dice nello specifico che “l’incapacità economica dell’obbligato, intesa come impossibilità di far fronte agli adempimenti sanzionati dall’art. 570 cod. pen. deve essere assoluta e deve altresì integrare una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole indisponibilità di introiti”. Sottolineando di fatto quanto espresso nella sentenza.

Con questa particolare sentenza la giurisprudenza cerca di tutelare prima di tutto l’interesse dei figli di una coppia separata che hanno diritto ad un tenore di vita consono e proporzionato alle possibilità dei genitori.